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LECCE, la capitale del Barocco

Storia e principali luoghi da non perdere a Lecce

In epoca romana vi era una città, Rudiae, ed accanto un piccolo borgo, antico abitato messapico cinto da mura di difesa, chiamato Lupiae.

Durante il regno degli imperatori Adriano e Marco Aurelio il borgo viene privilegiato e sviluppato, diventa presto una città con un anfiteatro da 20.000 posti ed un teatro. Vivrà nel tempo con alterne vicende, diventando Lecce, scelta come capoluogo delle Puglie dall’imperatore Carlo V, che darà nuovo impulso alla città, fortificandola a protezione dal Turco e facendola diventare quello che oggi ammiriamo: la capitale del Barocco.

Nelle sue strette strade sono passati popoli e dominatori diversi: dai Bizantini a Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi.

Il passaggio alla corona aragonese del 1463 segna l’inizio della lunga dominazione spagnola che imprime una nuova fisionomia al paesaggio urbano, che si configura come una città – chiesa conventuale arrivando a contare oltre un centinaio fra chiese, conventi, cappelle e conservatori.

Vi segnaliamo tre luoghi da non perdere, che incontrerete facilmente attraversando la strada principale del centro storico, da Porta Rudiae e Piazza Sant’Oronzo.

Piazza del Duomo: imponente come un fortilizio ma addolcita da un autentico ricamo lapideo, espressione dei massimi maestri del Barocco Leccese. Cinta da una muraglia pressochè inaccessibile in epoca medioevale, sia per esigenze di rappresentanza che di difesa, è oggi contenitore di monumenti artistici che vanno dal Campanile, al Duomo, alla Sede Vescovile ed al Seminario, con un chiostro quadrangolare al cui centro vi è un meraviglioso pozzale su tre gradini concentrici e due colonne che si chiudono in alto, di uno straordinario traforo barocco, al cui vertice svetta la statua di Sant’Irene, antica protettrice della città. Negli anni recenti la piazza si è prestata come straordinaria “location” per concerti e spettacoli televisivi.

Santa Croce: massimo emblema del Barocco Leccese, eretta fra il 1549 e il 1582, per il primo livello, insieme al convento dei Celestini ( oggi palazzo del Governo), con la facciata, fantasmagorico puzzle in pietra leccese, con una inesauribile carrellata di simboli e motivi anche dal sapore esoterico che contrasta nettamente con l’interno a tre navate in stile romanico chiuse da un’abside polilobata e costolonata, in alto un prezioso soffitto ligneo della prima metà del XVII secolo, poi 7 profonde cappelle per lato con altari dalla prodigiosa fantasia dell’intaglio lapideo.

Piazza Sant’Oronzo: da sempre cuore della città, dedicata al martire Cristiano del 68 d.C. è oggi il condensato di duemila anni di stili architettonici. Dall’anfiteatro romano, solo in parte disvelato ai primi del novecento, alla colonna del Santo, una delle due che segnavano il termine della via Appia a Brindisi ( non si è mai capito se trafugata dai leccesi o donata dai brindisini), al palazzo del seggio, a tutti noto come “il Sedile” voluto dalla colonia veneta ed addossato alla chiesetta rinascimentale di San Marco, a palazzo Carafa, oggi sede del Sindaco ma anticamente convento delle “Paolotte” fin dal 1542, ricostruito nelle forme attuali nella metà del ‘700, a una serie di palazzi pubblici e privati eretti nel ventennio fascista.

Durante questo tratto di strada, soffermatevi davanti alle botteghe artigiane di cartapesta (poche ormai…), fiore all’occhiello dell’artigianato salentino.

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